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Simonemoriconi
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Credo che questi cambiamenti siano una risposta all'evoluzione di scenario, non solo del target: sicuramente i ragazzi rimangono squattrinati, ma ora documentano in tempo reale il soggiorno: una struttura (anche se economica) deve apparire bella, perchè le immagini rimbalzano sui social network.
Inoltre, credo che il viaggio nelle grandi capitali sta vedendo trend sempre più articolati e interessanti: pensiamo alla moda dell'Urbex (esplorazione di edifici urbani abbandonati), oppure al couchsurfing (dormire a casa di sconosciuti che mettono a disposizione il proprio divano) e cmq sempre + in ottica di relazioni, networking, e vissuto di esperienze "particolari".
Gli Ostelli si rifanno il look!
Era il 1909 quando vennero alla luce, ad opera di Richard Schirmann, maestro tedesco che per riparare i suoi studenti in un giorno di pioggia li fece dormire in una scuola chiusa... Quando si pensa agli Ostelli, vengono in mente le esperienze "alla buona" di ragazzi in giro per il mondo, con p...
Molto interessante!
Sembra una cosa facile, ma credo che "riconcettualizzare" sia molto difficile, perchè coinvolge tutti i processi di business, non solo il marketing ma anche la fornitura, il personale, ecc. Sicuramente è anche un processo molto lungo, che necessita una chiara visione strategica. Non è da tutti! :)
Wegmans: un caso da manuale di riconcettualizzazione del business!
Della riconcettualizzazione avevamo già parlato, con il caso dell' "Hotel Libreria". E' una logica molto interessante, perchè mira in qualche misura a "ridisegnare" l'arena competitiva, a rendere meno rilevante la concorrenza, che di certo, in questo caso, viene spiazzata. In sostanza, attrav...
Anche a me fanno un pò paura queste cose, per un motivo.
In un libro molto interessante ("The Behavior Gap" http://www.ibs.it/libro+inglese/richards-carl/the-behavior-gap/9781591844648.html) si dice che sostanzialmente le persone non dovrebbero temere tanto la crisi, perchè con una più oculata gestione delle proprie finanze personali possono vivere bene lo stesso, facendo le stesse cose, arrivando tranquillamente alla fine del mese. Tutto sta a non "fare cose stupide con i soldi", ossia a non cedere agli impulsi guidati dalle emozioni e (come in questo caso) dai sogni e dalle possibilità di improbabili vincita.
Quello che mi spaventa, è che da una parte la società è assolutamente razionale nei propri comportamenti, riducendo e razionalizzando i consumi in maniera drastica, con grande attenzione. Dall'altra, però, è completamente irrazionale: quando si giocano decine di € al mese, ad esempio, inseguendo sogni che sa benissimo che non arriveranno mai.
Ecco, queste città del gioco le vedo un pò come "fabbriche dell'irrazionalità", luoghi dove le persone non vanno a soltanto a passare un pò di tempo, ma vanno a comportarsi in maniera assolutamente opposta rispetto a quella "usuale". Anche l'atmosfera che si respira dentro è piuttosto surreale.
Non so, ma io cerco di frequentarli il meno possibile... :)
Wincity: il posizionamento scivoloso della "Città del Gioco"
Come scrivo spesso, questa pazza società postmoderna sta partorendo un sacco di concept e format di business, che fanno leva prevalentemente su emozioni, paure, esperienze, ansie, relazioni, ricerca del particolare. E' una società attirata da "mondi possibili", o meglio, da situazioni e contes...
Sottolinerei anche la differenza nel modello di business: i social "aperti" nascono appunto come social network e basta, con introiti che arrivano dalle inserzioni e pubblicità. Quelli "chiusi" sono investimenti di aziende produttrici, dove i ritorni si misurano in passa-parola, fedeltà, innovazione e vendita di prodotti. Forse si avvicinano più a community, appunto, che ai social network comunemente intesi.
I Social Network ad accesso limitato: nuova frontiera
Nel Web che cambia ancora tanto e repentinamente non c'è solo il mondo dei Social Network generalisti; "alla Facebook", per intenderci. Proliferano, infatti, come spesso sottolineiamo sul Lab, quelli tematici, nati per avvicinare tutti coloro che condividono una certa passione o esigenza. Noi,...
Ritorno un'attimo sulla questione perchè mi sembra interessante. Io terrei separate 2 cose: identità e comportamenti.
Un conto è l'identità virtuale (quella di Second Life) destinata a sparire, proprio perchè completamente non-autentica. Un conto è l'identità digitale, che invece, è reale e come!! Tutti noi, con i profili su diversi social network abbiamo un'identità digitale, che è comunque diversa da quella reale. Perchè l'immagine che diamo di noi nei social è leggermente (o tanto, in alcuni casi) diversa da quello che siamo realmente. Vi invito a leggere questo post al riguardo http://www.sestyle.it/2011/identita-digitale-vs-identita-virtuale-non-un-semplice-gioco-di-parole/
Le nuove generazioni ottengono quell'identità digitale molto prima, perchè si ritrovano i mezzi tra le mani per averla. A volte talmente presto che neanche lo sanno. Guardate questo esempio di neonato digitale, mi ha particolarmente colpito http://www.mattialalli.com/ (ovviamente, sono i genitori che agiscono per lui).
Un altro discorso sono le abitudini digitali: sempre più i figli saranno incollati al pc, e questo è vero, ma non solo per rincoglionirsi. Mi auguro che lo faranno perchè potranno interagire per progetti di scuola (che deve innovarsi) per scambiarsi idee, per apprendere meglio all'università, per condividere documenti e progetti, ecc.
Non guardiamo al mondo virtuale con catastrofismo. Alla fine non sono gli strumenti che fanno la differenza, ma come si decide di usarli.
Facebook? Medicina per la solitudine...
Riprendiamo il tema della precedente "puntata" e chiediamoci se il dilagante fenomeno Facebook sia o meno uno strumento a servizio della Felicità delle persone. Di fatto, questo nuovo immenso e sempre più affollato spazio del vivere sociale sta facendo proseliti in misura forse nemmeno pensab...
Personalmente, penso che Facebook sia un grande viatico alla felicità, in quanto nato proprio per supportare quei "beni relazionali" come amicizia, amore e relazioni personali, al cui aumentare aumenta anche il benessere delle persone.
Secondo me, però, è in parte una felicità illusoria: c'è un misto di ego-centrismo e "effetto amplificazione" che ci porta a credere di avere tanti rapporti, tanti amici, tante persone che ci stimano. Ma un "like" o un commento non andranno mai a sostituire un gesto di "vera" amicizia. I legami possono nascere e solidificarsi sui social network, ma ci sarà sempre bisogno dell'off-line per costruire relazioni solide.
Non possiamo poi tralasciare l'altro lato della medaglia (ne avevo parlato qui http://snacksofmarketing.wordpress.com/2011/07/14/la-paura-di-non-esserci-e-il-consumo-compulsivo-di-social-network/) ossia l'assuefazione e il "consumo compulsivo" di social network . Come giustamente dici tu, Facebook non è un'ente caritatevole, e non possiamo dimenticare che stiamo cedendo le nostre informazioni (immagini, pensieri ecc.)ad un'azienda che le riutilizza per far soldi. Informazioni che poi non si cancellano.
Hai parlato di Facebook, ma spezzo una lancia a favore di Twitter: c'è più privacy e meno invadenza, e c'è molta più facilità nello stringere contatti con i "tuoi simili".
Facebook? Medicina per la solitudine...
Riprendiamo il tema della precedente "puntata" e chiediamoci se il dilagante fenomeno Facebook sia o meno uno strumento a servizio della Felicità delle persone. Di fatto, questo nuovo immenso e sempre più affollato spazio del vivere sociale sta facendo proseliti in misura forse nemmeno pensab...
Si, anche dal punto di vista del turismo ci sono App molto interessanti, come quelle che utilizzano le tecnologie di Realtà Aumentata.
Ad esempio a Recanati, è nato il progetto "Genius Loci": scaricando l'apposita App si possono ascoltare le poesie di Leopardi o la musica di Beniamino Gigli nei vari luoghi in cue le opere sono nate o vi sono legate.
Le App rendono possibile un'esperienza di territorio nuova e interattiva, che le destinazioni possono sfruttare per sorprendere e fidelizzare il turista.
Le App e l'economia dell'immateriale
Se i primi anni 2000 sono stati gli anni dei siti web e dell'e-commerce, ora il must sembrano essere le "App" (1). E' infatti boom di applicazioni per smartphone e tablet, con tante opportunità di guadagno, anche per chi si limita a concepire l'idea. Si prevede che entro il 2012 questo merc...
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Nov 2, 2011
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