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Maria Grazia Melegari
Soave (Verona) Italy
Sommelier e Wine Blogger - Collaboratore Slow Wine
Interests: il vino, la musica, la poesia, il cinema.
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Buon giorno Emanuela, debbo innanzitutto scusarmi per non essere passata da te ma, leggendo il post, avrai capito che avevo più d'un motivo per non riuscirci. Scherzi a parte, grazie del commento. Spero comunque di passare presto a trovarti. Un caro saluto
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Grazie per il commento. La guida lo trovata poco utile, anche perchè non riportava i vini in degustazione. Certo, ben fatta la descrizione delle aziende, ma deve avere anche una utilità pratica. Questa non l'aveva. Alla prossima occasione.
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Grazie Luciano, è stato, come sempre, molto bello incontrarti. Alla prossima!
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Buon giorno Giovanni, la tua è una preziosa precisazione. Il Consorzio è sempre disponibilissimo, di questo se ne ha costantemente la prova. Ma qui la questione da me posta se una manifestazione vada rilanciata come efficace strumento di promozione. Per quanto riguarda i 25 sommelier AIS, l'iniziativa è su loro richiesta e si inquadra nelle degustazioni fornite dal Consorzio per le Guide o manifestazioni collegate ( in questo caso il 300 per 100). Insisto nel dire che una degustazione riservata alla stampa all'interno del Versus non dovrebbe nemmeno essere richiesta da qualcuno, dovrebbe far parte dell'organizzazione. Non ha molto senso una tre giorni, basterebbe aprire il banco d'assaggio al pubbico esclusivamente alla domenica dalle dieci del mattino alle ventuno e riservare il lunedì agli addetti ai lavori. Mi sarebbe piaciuto leggere il tuo parere sulla questione principale di cui ho detto sopra. So benissimo che ci sono altre manifestazioni come Vulcania o Soave in 3 D, ma dopo 13 anni il Soave Versus mostra segni evidenti di stanchezza sui quali forse è il caso di riflettere. Un saluto Maria Grazia
Toggle Commented Sep 19, 2013 on Un Soave Versus da ripensare at Soavemente WineBlog
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Ciao Luca, grazie per il tuo commento e scusami per il ritardo con cui ti rispondo. Quando tu scrivi che nella tua intenzione di ideatore e organizzatore il Soave Versus è "un'occasione d'incontro, una festa, un momento conviviale di condivisione sul tema "Il Soave", un incontro aperto a tutti nel territorio con tutte le espressioni del Soave presentate dai loro interpreti" fotografi la realtà. Un incontro di amici e conoscenti che si ritrovano attorno al Soave, peraltro rappresentato da un numero molto relativo di interpreti. Le mie osservazioni volevano stimolare la riflessione sul fatto che una manifestazione che nel corso del tempo è stata presa in carico da Strada del Soave e Consorzio debba essere ripensata in un'ottica realmente promozionale proprio nei confronti d una platea principalmente italiana, molto più larga. Sui tuoi timori che la gratuità del banco di assaggio comporti comportamenti impropri nel pubblico... Beh, evidentemente non hai avuto modo di vedere manifestazioni riuscite come ad esempio Anteprima Bardolino. E la scorsa domenica ero a Custoza e altra garganega. Anche lì, banco aperto con cauzione bicchiere di 5 euro, food a pagamento. Nessun ubriaco in giro perche il banco è appunto "d'assaggio" e non si riempiono i bicchieri. Quanto al filtro necessario per non disturbare produttori e seri assaggiatori, direi che al Soave Versus manca proprio la possibilità per un giornalista, un professionista di avere una degustazione in sala dedicata, con servizio al tavolo. Eppure le sale nel palazzo del Capitano non mancano. Pur rispettando il tuo punto di vista, ritengo che così com'è, il Soave Versus sia superato e si dimostri come un'occasione mancata per una seria promozione del Soave verso i consumatori italiani. So che a te sembrerà molto strano, ma il primo passo è aprire il banco d'asaggio, qualificare il food a pagamento, fornire degustazioni dedicate ai professionisti. E togliere di mezzo la corsa al biglietto omaggio o a prezzo ridotto. Un incontro sul Soave, certamente, ma di reale promozione, avrebbe probabilmente anche la possibilità di attrarre nuovamente quegli interpreti che via via si sono defilati. Con amicizia, Maria Grazia
Toggle Commented Sep 19, 2013 on Un Soave Versus da ripensare at Soavemente WineBlog
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@Angelo Peretti. Credo tu ti riferisca all'edizione 2009 ( ricordo un lungo elenco di interventi anche polemici sul tuo blog). Per la cronaca ho controllato, e la prima edizione fu quella del 2001, dunque la manifestazione ha più di dieci anni sulle spalle. Segni di stanchezza sono stati notati anche prima e credo che non sia un peccato così grave dire oggi che forse è ora di ripensarne completamente la formula. Ricordo che tu notasti che la manifestazione avrebbe dovuto essere centrata più sul vino che sul food e quest'anno la parte food era infatti molto ridimensionata - con assaggini e finger food. La mia riflessione va però ancora più in là e parte anche da quanto è stato affermato da Ricci Curbastro (presidente di Federdoc) durante il dibattito. Pur con l'anomalia tutta italiana ( l'ha definita in verità "follia tutta italiana") delle 521 doc- dovg- igt, i territori e le doc sono una risorsa. Verissimo, e tu non manchi mai di ricordarlo ai produttori che non ci credono. Il Consorzio del Soave è tra i più attivi, senz'altro nella promozione all'estero, ma anche in Italia basta ricordare iniziative del passato come "I cento bianchi" o il più recente "Vulcania". La mia domanda dunque era proprio questa: se un'iniziativa come il Soave Versus, con quella formula ormai stanca, non possa essere ripensata come una nuova efficace iniziativa di promozione per il consumatore finale italiano. Invece di tre giorni due soli, la domenica dal mattino a sera, riservata al pubblico. Il lunedì per la stampa e gli addetti ai lavori. Abbiamo l'Erga Ommnes ( come ricordava Ricci Curbastro), facciamone tesoro. Così come è ora, la manifestazione assume sempre più i connotati di un evento semi-privato dove si incontrano prevalentemente amici. Penso di godere ampiamente della stima dei produttori del Soave - e non solo - per sentirmi sicura di poter dire con la dovuta "grazia" come la penso. Grazie e un saluto. Maria Grazia
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Grazie Sergio e Fabio, cari amici e affezionati lettori... A presto. MG
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@Grazie Lizzy, ma non capisco ( sarà la pre-stanchezza da Vinitaly e varie) in che senso tu dica inquilina. Sono e sarò ancora proprietaria del blog. Se intenndi inquilina sui SN allora sì, anche se pure lì la padrona di casa della pagina sono io... :-) MG
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@Filippo Nessun problema per te i tre incontri sul digitale sono aperti, come ho scritto sopra basta accedere alla registrazione tramite piattaforma Eventbrite. L'unico che non è aperto è l'incontro dei Bloggers, per il quale occorre l'accredito stampa. Tu puoi partecipare anche a quello ( evidentemente da anni sei considerato "reputable italian blogger" come anche un altro paio di nostri comuni amici.
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E' evidente che scrivere in testa alla pagina: "Without the request by the director an articles, the accreditation card (which must be compiled on-line) will not be taken into consideration." Significa che ci si riferisce a testate giornalistiche on line. Non è il caso del mio wine blog che testata non è. E scrivere "only reputable foreign Bloggers" ovviamente significa riferirsi a Bloggers stranieri che fanno capo a un direttore di testata.
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Grazie, Federico. Sì un vino personale davvero. Prediligo da sempre profili di Amarone poco muscolari ed eleganti e perciò ( anche nelle deg. in cieco) finisco col notare quelli di zone come Marano, la Valpantena o la parte alta della vallata di Negrar come Mazzano. C'è da dire che in questi ultimi anni c'è stato uno spostamento verso modelli meno ciccioni e più bevibili che però - direbbe qualcuno - sono anche più pronti da bere. Insomma, credo che ce ne sia per tutti i gusti. Il problema non è l'alcol o il notevole estratto, ma l'equilibrio, come ricordava alla conferenza stampa Marco Sartori di Roccolo Grassi ( e il suo Amarone ne è un buon esempio). Per dire, mi piace molto anche il Vigneto Sant'Urbano di Speri, che tanto esile non è. Ma va bevuto almeno dopo un decennio. Ma dov'eri? Non ti ho incrociato, perccato! Alla prossima, allora e buon lavoro. Maria Grazia
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Grazie caro Mario, affezionatissimo lettore! Sulla foto hai ragione, ma vista la mia altezza, per riprendere appropriatamente ci sarebbe voluta una scaletta. Sul resto, son io la prima a dire che questa è la sola via, quindi non solo perdono, ma condivido il tuo pensiero. MA proprio perchè pure io non sono mai assolutista voglio approfondire e capire cosa veramente possa significare quell'espressione " vino sostenibile". E come riconoscere i criteri di una reale sostenibilità in un'azienda, affinchè quella parola produca una "sostanza" e non una vuota etichetta di cui molti si riempiono la bocca. Non so se segui Twitter. Nel caso ci fosse un buon sistema wi fi a San Michele, potresti, intanto seguire i miei tweet ( @soavemente) con l'hagstag #sostenibilità #IASMA. Grazie ancora della tua costante e preziosa attenzione. M. Grazia
Toggle Commented Nov 7, 2012 on Vino sostenibile at Soavemente WineBlog
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@ grazie Marco per le precisazioni e per il colloquio che abbiamo avuto in cui mi hai fornito dati di approfondimento. Confermo quindi la tua disponibilità a fornire ulteriori informazioni a chi è interessato. @ Michele, posso confermare che il Sassaia 2010 e il Pico 2011 sono piaciuti anche a me, tra l'altro in degustazione cieca dei vini a base garganega che abbiamo fatto qualche tempo fa per Slow Wine. Li ho trovati molto più raffinati e riusciti di anni addietro. Comunque, per chiarezza, in altri casi, mi è capitato di assaggiare bianchi prodotti in modo cosiddetto "naturale" senza aggiunta di solfiti, che invece qualche problemino ce l'avevano eccome. E non si trattava di certo di registri olfattivi poco nitidi. Confermo che non si trattava dei due vini in questione.
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Ti ringrazio, Marco per la precisazione. Da quanto affermava Elisabetta, il discorso pareva appunto riguardare il protocollo in generale ( mai solfiti aggiunti ne con il bollino gold ne con il black) e non esclusivamente i vini in degustazione di sabato scorso. Aspetto sempre la possibilità di paragonare in degustazione stessi vini, prodotti con protocollo freewine e senza, per comprendere meglio le differenze organolettiche, quelle che alla fine contano per il consumatore...
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Grazie, Mario, per il tuo intervento. No, niente enologa honoris causa. Semplicemente, il mio è interesse per il vino e ogni aspetto della sua produzione. Debbo comunque dire che i vini bianchi Freewine assaggiati non mostravano segni ossidativi, come invece mi è capitato di notare in altri vini dichiarati "Senza solfiti" aggiunti. Più spesso, appunto, una esilità della struttura e una acidità accentuata. La mia impressione è che risentano più dei rossi della sostituzione della solforosa con altre sostanze o metodiche previste dal protocollo ( che però non conosciamo). In ogni caso, sembrano vini di pronta beva e sarebbe stato importante poter assaggiare alcune annate per capire se questa sia soltanto un'impressione. Inoltre, proprio perchè a vini siffatti non siamo abituati, sarebbe utile confrontare un vino freewine con lo stesso vino prodotto senza protocollo, per comprendere le differenze organolettiche. Cosa utile soprattutto agli addetti ai lavori, più che ai consumatori. Un caro saluto.
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Lizzy, in parte ti ha già risposto Mario Crosta: sia sul sito che nel materiale della cartella stampa la distinzione è ben chiara e si parla del bollino Gold per totale assenza di solforosa aggiunta e di tracce naturali tassativamente inferiori a 10 mg/l. Per il bollino Black di dice chiaramente che vi è una consistente riduzione della solforosa aggiunta (inferiore a 50 mg/l). Se tu affermi che non è così, Marco Tebaldi e il suo staff dovrebbero modificare quanto scritto, poichè non coerente con il protocollo.
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Grazie Giampiero per questa annotazione video. Prediche inutili? Non direi, anche se l'affermazione finale di Filippo Ronco dice tutto: osservata da fuori, dall'occhio della cinepresa, questa, come tante altre manifestazioni, è sempre un incontro di persone che già conoscono, già sanno... Il problema è portare "dentro" i molti altri che stanno fuori. Si ha, insomma, l'impressione che questi bei discorsetti, sentiti e risentiti ce li facciamo più o meno sempre tra di noi. Saluti MG
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Buon giorno Michele, con molto ritardo ( ma sono in parte scusata, avendoti scritto una mail privata) volevo pubblicamente ringraziarti per questo atto d'amore per il Soave e la sua terra. Le tue parole esprimono con chiarezza affettuosa quello che capita spesso a chi scopre per la prima volta i nostri bellissimi versanti collinari dove domina la garganega. Le persone rimangono meravigliate per il paesaggio e per le molteplici sfumature del nostro classico vino bianco. Molto spesso dicono che non si aspettavano dietro all' etichetta "Soave" una ricchezza di espressioni di un territorio meraviglioso. Come puoi leggere più sotto, anch'io son d'accordo con te sulla questione dell' identità territoriale. La coesistenza non è più così pacifica, visto il tempo critico che stiamo attraversando. Tuttavia io credo che alcune carte il Soave le stia giocando molto bene: la valorizzazione del Soave da suoli vulcanici, la scommessa sull' enoturismo ( vedi l'iniziativa Adotta una garganega che ha portato sul territorio 150 persone adottanti....). Avvicinare sempre più i consumatori alle tante realtà produttive d'eccellenza è l'unica strada per comunicare efficacemente l'identità di un vino eclettico e piacevole, tradizionale e moderno al tempo stesso. Ti ringrazio ancora e, quando tornerai da queste parti, fammelo sapere. Sarà un piacere farti conoscere altre realtà e magari rimediare a quell' esperienza poco piacevole che qualcuno ti ha riservato. Un caro saluto. MAria Grazia
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Caro Beppino, eccomi a te con un tempo finalmente libero da impegni dovuti a questa mia passione che a volte mi sottopone a ritmi ben più stressanti di quelli di un lavoro... E' vero, per scrivere la mia sulla tua proposta relativa al "Soave, il vino bianco classico d'Italia" ho atteso l'occasione giusta e la Festa Medioevale m'è parsa buona. Mettici poi la sorpresa di apprendere che Coffele, un' azienda sempre presente con il suo spirito di servizio, non era presente alla Piazzetta con ben otto altri produttori e hai completato il quadro. Ma andiamo oltre questo particolare, poichè alla fine anche il tuo Soave classico è stato servito (e posso dirti che mi hanno offerto l'ultimo bicchiere di una bottiglia, quindi lo si è apprezzato) per affrontare il cuore del tuo intervento. Ti stupisce che la lettura mia e di Ziliani concordino? Credo non siamo gli unici a notare una certa "opacità " dell'immagine del Soave, soprattutto tra i consumatori italiani. Lo stesso lettore che risponde a Ziliani, pur menzionando un bell' elenco di aziende "Grandi" nel senso di "eccellenti punte di diamante della produzione" - come le chiama il presidente di Cantina di Soave, alla fine ricorda il gran numero di bottiglie dall' identità poco chiara, vendute a pochi euro nei supermercati. Quindi, è vero che "i potenti in termini economici vivono alla luce dei grandi in senso qualitativo", ma se fino a dieci, quindici anni fa la coesistenza non creava eccessivi problemi, oggi qualche problemino lo si vede, soprattutto in quella "opaca percezione" che la proposta della tua definizione potrebbe forse contribuire a cancellare ( sempre che le parole, come ho scritto sopra, siano seguite dai fatti). E' naturale, a mio avviso, che in questo tempo difficile i produttori piccoli e medio piccoli, oppure "grandi" nel senso di eccellenza qualitativa tentino strade diverse rispetto a quelle di un tempo. Insomma è terminato il tempo della coesistenza pacifica e lo dimostra il nascere di associazioni come I Vignaioli Indipendenti del Soave o Soave Cru. Non voglio entrare in nessuna polemica. Ciò va letto come segnale di un' evoluzione del sistema verso nuove forme di aggregazione e valorizzazione. Forse la tua proposta potrebbe essere un buon aggregante al di là delle differenze di vedute, oltre che essere portata avanti dal Consorzio come uno dei punti qualificanti della promozione che - con l'erga omnes - dovrà valere per tutti gli utilizzatori dela denominazione. A me è piaciuto molto vedere per la prima volta una gruppo nutrito di produttori del Comune di Soave mettere il proprio frutto del lavoro nella Piazzetta del Soave. Segno che con le opportune iniziative, tutte le distanze vengono meno e si ritrova l'unità. Grazie Beppino, un caro saluto e un abbraccio a te Chiara, Alberto e Giovanna. Maria Grazia
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Caro Paolo, grazie del tuo contributo e del tuo costante lavoro alla guida della Strada del Soave. Sai quant'è la mia stima nei tuoi confronti e sai pure che io di solito non ho peli sulla lingua e perciò ti esprimo il mio pensiero sulla questione dell' unità e del problema "Soave". Quando l'amico Michele Malavasi diche che bisognerebbe cominciare a ragionare anche nel Soave come in Borgogna non ha tutti i torti. In realtà, tutto il lavoro di questi ultimi lustri da parte dei produttori e del Consorzio è stato proprio in questa direzione, valorizzare il della zonazione e dei Cru ( mi dicono che al prossimo evento di Vulcania sarà presentata proprio la nuova carta dei cru). Dunque non siamo lontani dalla grande valorizzazione delle diverse espressioni del territorio. Non si tratta di denigrare il Soave di pianura ( il cru Albare d Portinari è eccellentissimo ed è in pianura). Il problema è, a mio avviso, che non si è sfruttata appieno l'opportunità di agganciare il Soave Superiore DOCG a una sorta di riconoscimento di gran cru, applicabile esclusivamente ai prodotti da vigneti storici della zona classica posti in collina. Forse sbaglierò, ma mi pare che poteva essere quella l'unica strada per poter indirizzare i consumatori a riconoscere le differenze e le eccellenze, agganciandole anche a prezzi diversi di posizionamento sul mercato. Invece abbiamo un Colli Scaligeri che nessuno conosce e che pochi fanno, abbiamo un superiore piuttosto indistinto, anche questo non sfruttato nela giusta maniera. Vengo adesso da tre giorni trascorsi nel Valdobbiadenese a Vino in Villa. In una doc vastissima come quella del Prosecco che va da Trieste a Vicenza, il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, con quella dicitura ( superiore) tenta positivamente la carta della valorizzazione di un territorio e della diversificazione con la DOCG. Ce n'è parecchio, invece di Soave doc, a prezzi diversi e , come si chiede Beppino Coffele, viene tutto imbottigliato?. MAh. Sull' unità di intenti hai ragione, Paolo. Invece troppo spesso, anche nel Soave, si mette in pratica quello speciale costume italiano di "guardare il proprio orto", di far per sè, di essere restii ad unire le forze per un progetto comune. Vivo nel Soavese da dieci anni e di individualismo ne ho visto parecchio in giro. Come ho visto la tendenza mai sconfitta nei produttori, a parlare in privato, sottovoce dei vari aspetti del "sistema soave" e assai di rado esprimere in modo chiaro e pubblico diverse opinioni e proposte. Come notava bene l'amico blogger Jacopo Cossater nel post che ho citato più sopra, c'è un po' di confusione, in questo sistema. E sì, hai ragione: ci vorrebbe unità e spero che l'Erga Omnes acquisito dal Consorzio possa essere un mezzo per mettere attorno a un tavolo di discussione tutti gli attori, per progetti condivisi. La valorizzazione del Soave come "VIno bianco classico d'Italia" è sicuramente una di queste. Grazie a te per l'apprezzamento del mio operare! Un caro saluto, Maria Grazia
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Caro Beppino e caro Michele, avrei voluto rispondere già ieri, ma impegni di lavoro a Vino in Villa me lo hanno impedito. Posso intanto dire a Beppino che ieri ho fatto una scappata a Soave all'ora di pranzo e ho visto con piacere che anche Coffele era presente con Balestri Valda, Corte Adami, Corte Mainente, Suavia, Montetondo,Visco e Filippi e Cantina di Soave. E mi pare che l'idea abbia funzionato; magari perfettibile, ma era molto carino il chiosco che ricalca - me lo ha fatto notare Pietro Masnovo - quello della Festa dell' Uva del 1933. Anche oggi sono impegnata a Susegana. Intanto vi ringrazio e rimando a questa sera una risposta più degna alle vostre interessanti e profonde considerazioni. M. Grazia
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grazie Claudio, sui sentori vari mi pare di aver scritto abbastanza pur non arrivando al melone... In ogni caso occorrerà aspettare alcuni mesi e vedremo verso l'estate quali prodotti riusciranno a esprimere meglio le caratteristiche proprie del Bardolino, fragranza e freschezza dei profumi, beva coinvolgente e sapida, abbinabilità massima a tavola. Un saluto e a presto. MG
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Thanks, Dea (a bit late) for yours nice words of your simple and lovely Christmas. I hope you feel better now... See you soon, at Vinitaly. You are a rare and big friend ;-)
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Ottima idea! Attendo le tue considerazioni sui temi che ti ho proposto su FB e che ricopio, così non vanno persi: "Senza dubbio Luca. E' il punto di partenza. e infatti ho parlato di meta-obiettivo raggiunto. E ben vengano iniziative come queste. Tra i punti che mi hanno lasciato sempre un po' perplessa c'è quella possibilità ( data dalla legislazione italiana) di acquistare uve fino al 49%, sia pure per esigenze estreme di vinificazione. I vignaioli indipendent dell' A. Adige l'hanno abbassata. Altro tema: la ricerca per una viticoltura sempre più pulita e sostenibile. Che ne pensi?
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La ringrazio per "Gentile", ma dottoressa non lo sono. Questo suo commento, gentilissimo signor Vasari, si chiama inserzione pubblicitaria non richiesta, o se preferisce, spam. E sottolineare che lei non commenta il post, ma usa questo spazio in modo improprio è, ovviamente, superfluo. Cordialmente.
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