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Caro Stefano, se dovessimo metterci a compilare la lista delle aziende che vogliono i tuoi dati a tutti i costi perderemmo una giornata. Ad esempio c'è dropbox che anche se collego al computer un macinacaffè mi chiede di importare i dati in cambio di qualche MB in più. Purtroppo il cloud (anche quello che ti fanno pagare profumatamente) sancisce definitivamente la trasformazione dell'utente nel prodotto. Bisognerebbe che qualche politico volenteroso (un nome a caso :-) ) promulgando delle leggi per l'enforcement del diritto costituzionalmente garantito alla privacy nell'epoca dell'informatica di massa, sensibilizzasse l'utenza a pratiche virtuose (hard disk di rete invece di Dropbox) e mettesse un freno alla voracità degli operatori cloud statunitensi con delle norme più rigorose. BTW fa riflettere che mentre questa configurazione di mercato metteva - palesemente - radici, in Italia alcuni politici si trastullassero con due o tre tentativi di mettere la mordacchia ai blog...
Il che non toglie che se questo passo lo posticipavano di un anno non facevano una lira di danno...
Io la vedo come una mera questione di business: l'applicazione Mappe è centrale per un ecosistema mobile e gli investimenti dei big nel settore lo provano. Apple in questo senso si è riportata a livello delle altre piattaforme, sottraendo a un competitor il controllo di un componente fondamentale del suo OS.
IMHO il fatto che riceva attenzione e milioni senza un modello di business non è una grandissima novità. Dopo 41 milioni e varie ripartenze, Color è ancora a carissimo amico. In quanto al modello di business, credo che sarà più uno strumento di profilazione e misurazione di cose e trend culturali che di persone. Questa secondo me è la novità rispetto a FB.
Mi pare di vedere molti jet privati in decollo verso il delaware...
A me basterebbe capire cosa considereranno da qui a 12 mesi un buon risultato in termini di traffico, revenue e magari quanto puntano percentualmente sul nudo banner. Sul numero di autori decenti convengo, ma carne da cannone da copia&incolla + google traslate ce n'è in abbondanza. D'altronde non è che anche in USA la qualità di HufPo faccia gridare al miracolo...
Mi segnala Tagliaerbe un dato molto interessante (parla Digg): 51% of our traffic is direct. That metric can be a tricky to measure correctly if you aren't careful - we are. That means 13 million times someone every month someone types digg.com into a browser.
La riduzione del pluralismo peraltro sarebbe l'inverso della long tail... Dimostrarlo tuttavia richiederebbe dei dati (traffico referral vs accessi diretti) che però in nessun grande editore temo sia disposto a condividere. Circa le barriere all'ingresso ai "superblog", qualunque SEO può confermare che Google tende a favorire, a parità di "qualità", siti con una lunga storia. Sarebbe in questo merito interessante confrontare la distribuzione del traffico fra due property con numeri apparentemente simili (sole e fatto quotidiano). http://trends.google.com/websites?q=ilsole24ore.com%2C+ilfattoquotidiano.it&geo=all&date=all&sort=0 Per inciso credo che la "scalata" del fatto sia giustificabile principalmente con logiche di brand (=molto traffico diretto) e comunque rappresenti l'eccezione in un mondo in cui Lettera43 è la regola.
Per chiarire meglio il 41% di sopra (che è la percentuale del search fra i referral): For the purposes of our study, we are focusing on known external referral traffic to content pages, which accounts for 33% of our sample set (direct, in-site and unknown traffic sources account for the other 67%).
Riporto anche qui per fomentare ulteriormente la discussione ;-) La mia osservazione era più centrata sul ruolo dei motori: in altre parole sarebbe interessante capire in che modo la maggior concentrazione sull'online risulti da una tendenza del motore (e anche del social, un referral che conta sempre di più) a mandare in alto nelle SERP "i soliti noti". Per avere risultati di qualche utilità, dovremmo verificare come varia la concentrazione isolando traffico diretto da quello dei singoli referral, ma temo sia impresa non da poco perché sono dati solitamente ben custoditi. Riguardo alla distribuzione delle sorgenti di traffico, secondo la fonte di Outbrain che citi: While search still reigns supreme in terms of directing traffic to content pages (41% of external referrers), social is gaining share at 11%. Il 41% mi pare una percentuale coerente con la mia esperienza e comunque più che sufficiente per alterare i risultati dell'analisi. Se vuoi cmq sentiamoci in PVT :-)
Riporto il mio commento nel pezzo linkato: sarebbe interessante decodificare il ruolo dei motori di ricerca nei risultati di quest'analisi: per tutti i siti di un certo calibro il traffico diretto (un dato paragonabile all'acquisto in edicola) è solo in piccola frazione del traffico totale.
imho su molte cose, fra cui molte aziende, c'è modo di vedere il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto ahimè su apple se si vedrà il bicchiere mezzo pieno o vuoto lo si vede spesso già dal nome a dominio da te leggo che la presentazione del 4s è stata sotto le attese, altrove che ha venduto 4 milioni in 3gg e che il tono della presentazione era determinato dal fatto che molti dei presenti, compreso il relatore, sapevano che jobs stava per rimettere l'anima al creatore da te leggo che ios5 non è stato un aggiornamento indolore (non per me però, piuttosto icloud... che delusione), altrove che è un OS ottimo (mica su macfanboy.com, su anandtech) da te leggo che le vendite di iphone e di ipad sono state molto sotto le aspettative, altrove vengono invece sottolineati incrementi y on y che il 90% dell'industria si sogna in quanto all'iphone 4s, non so di chi parli ma se - con tutte le approssimazioni del caso - su google cerco iphone 4s hang o crash non trovo nulla o quasi tutto questo solo per dire che la polarizzazione è il miglior risultato che quel juggernaut del marketing può ottenere, e che dalla trappola del marketing si uscirebbe velocemente se chi parla di apple solo quando c'è da dir male si astenesse, e ugualmente chi ne parla solo quando c'è da parlarne bene dopodiché questo è il tuo blog e lungi da me censurarti!!! prendi le mie parole in positivo, lanciamo una discussione! non è di cerchiobottismo che sto parlando, mi spiego? è che in mezzo a pareri così distanti è difficile formarsi un'opinione; molto più facile decidere di aderire all'una o all'altra parte che ne dici?
Stefano, con la mia considerazione volevo solo andare a contestare l'assunto secondo cui un ASP più alto di quello di un feature phone possa di per sé scoraggiare la transizione. Il passaggio - non solo nel caso di Apple ovviamente - è propulso da un'incremento dell'utilità percepito dal mercato, e lo schema subsidized, rendendo marginale il prezzo di acquisto per una buona fetta del mercato, accelera questa transizione. Quanto è figo sostenevo che non c'entra solo con il ragionamento di cui sopra. Quanto c'entri l'essere figo col successo di Apple o altri produttori di smartphone sul mercato starebbe a te dimostrarlo dal momento che sei tu che ne fai un pivot della tua analisi. Come dicevo la mia ipotesi - non per questo o quel marchio ma per la transizione a smartphone in generale - è che il passaggio da feature phone a smartphone sia giustificata da un incremento dell'utilità percepita dagli utenti. L'impennata di accessi Internet via mobile e di consumo di traffico dati mobile per utente mi pare confermi questa ipotesi.
Il parallelo Mac-Windows continua a non reggere: Apple negli anni '90 raccoglieva le briciole in termini di market share e ricavi in rapporto all'intero mercato PC; oggi sarebbe interessante capire cosa (e se) guadagna Google per ogni telefono Android venduto. Rimane in comune fra i due casi la centrifuga ribassista in cui si trovano costretti gli OEM che scelgono Android, con l'inedito del tuo partner SW che diventa tuo competitor (Google che acquisisce Motorola). Ultima nota: le vendite di smartphone sono legate a un modello subsidized e nel costo totale di un contratto biennale 500 o 250$ di telefono fanno poca differenza, figo o non figo c'entra poco. Nelle previsioni di crescita infine è IMHO corretto considerare una fetta di mercato feature phone (1,5 mld di pezzi all'anno) che ogni anno si converte a smartphone.
Spero tu gli abbia dato uno sganassone...
Un po' di realpolitik...
Ma a 0.50 e seg. quello seduto sulla scrivania più lontana dalla telecamera è Stallman?
Maeco, chi di "free ride" ferisce di "free ride" perisce... Non prima di aver tentato qualche goffo colpo di coda.
Complimenti e in bocca al lupo!
Sapessi quante parolacce ci abbiamo preso per il solo tentare di evadere dall'allarmismo a tutti i costi di quei giorni...
Peraltro quando è stato acquisito YT il perdente della partita era Google Video: l'acquisizione di un concorrente di maggior successo, anche in un mercato molto giovane, avrebbe dovuto già allora far riflettere.
Se le cose stessero esattamente come dice l'una parte, l'altra avrebbe torto marcio e viceversa. Certo che nella risposta dei redattori non è contraddetto alcuno dei casi concreti citati da De Bortoli, il che farebbe supporre l'effettiva esistenza di una casta baronale... Nel qual caso poveri noi, e povero giornalismo.
twitter.com/alessiodd is now following Stefano Quintarelli
Sep 30, 2010
Questa notizia è solo l'ultima di una lunga serie, che include (ma non inizia con) le preoccupanti farneticazioni tecnoelitiste di Schmidt, l'accordo con Verizon che cappotta i presupposti di Internet e tante altre chicche che conosci meglio di me. Di una Google che si trova a dover rincorrere FB nello sfruttamento selvaggio dei dati personali - questa è l'impressione - faccio volentieri a meno. A FB partecipo il minimo sindacale, di Google sto cercando di liberarmi. Ci vorrà molto più tempo di quanto ce n'è voluto per entrarvi dentro dalla testa ai piedi (basta pensare alla mailbox Gmail attiva dal 2005), ma chi la dura la vince!
Finché si tratta di dare aria ai denti anche Google non se la cava male... :-)