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danilo72
imprenditore laureato in scienze politiche all'Università di Torino
Interests: internet, economia, ecologia, energia
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Il tesoro italiano collocherà titoli del debito pubblico presso i risparmiatori al tasso corrente dell'1% circa, con tali capitali acquisterà titoli ellenici al 5% garantiti dagli organismi internazionali e dagli impegni di austerità presi dallo Stato Greco in questi giorni. La differenza sarà utile da intermediazione finanziaria per il tesoro.
E' molto significativo percepire l'euro come un "corsetto", vederlo quindi come un indumento rigido che protegge il corpo dagli attacchi esterni. Addirittura se è un corsetto "rigido ortopedico" esso esplica la funzione di correzione dei difetti alla colonna vertebrale, che è il suo uso tipico per raddrizzare le scoliosi degli adolescenti. Insomma se l'integrazione europea è adolescente e l'euro ne è il corsetto-tutore la sua funzione è chiara, e tutti la possono percepire come fondamentale.
Pare che prestare denaro alla Grecia renda il 5% ... Insomma non è un cattivo affare, al di là del dovere di sostenere la moneta unica e la stabilità finanziaria europea (e quindi tedesca). C'è crisi di liquidità in Germania e quindi si preferirebbe investire quei denari in altri modi? O si tratta di superiorità snobistica non proprio razionale?
E' ben ipotizzabile che sarà l'entità quantitativa dell'aiuto finanziario a diventare il metro di giudizio della presunta "massiccia intrusione nella sovranità tedesca", o no? Sarebbe una percentuale intorno allo 0,_ % del PIL tedesco sembra. Abbiamo esperienza che quando è di scena il dio denaro le preclusioni ideologiche di solito si accomodano, magari pagando un pegno su altri fronti.
In Italia non abbiamo al momento scandali bancari sotto i riflettori, abbiamo un po' di riciclaggio ed evasione fiscale nelle telecomunicazioni, ma i casi Antonveneta-popolare di Lodi e similiari sono ormai alle spalle insieme al dimissionato governatore Fazio. In Italia non ci preoccupiamo della tenuta dell'euro perchè se si deprezza avremo l'occasione per rilanciare l'export, e neppure ci interessa la sorte dei conti pubblici perchè se traballano avremo così l'occasione di cacciare nuovamente il tandem Tremonti-Berlusconi. Non abbiamo neppure la necessità di attaccare gli altri Stati europei in tema di solidità finanziaria perchè non ci riteniamo superiori a nessuno, ci piacciono gli apprezzamenti internazionali di cui gode il governatore in carica di Bankitalia Mario Draghi che in molti vogliono rubarci per mandarlo alla BCE, ma noi preferiamo tenercelo qui per ogni evenienza. Per il resto l'economia teorica e giornalistica non è mai stata tra i nostri primi interessi, noi italiani preferiamo applicarla alle nostre attività e alla nostra inventiva e poi godercela. A metà strada tra Germania e Grecia c'è appunto l'Italia.
Però una forza irresistibile è all'opera nel mondo, la globalizzazione, con attori molto più importanti dei singoli stati europei che rischiano l'isolamento e la decadenza di fronte a colossi economici come la Cina, la Russia, l'India, leader in settori chiave dell'economia contemporanea, oppure anche attori non governativi meno vistosi ma non meno insidiosi, come le enormi multinazionali e gli attori della speculazione finanziaria. Appare poi perlomeno curioso che gli eredi del Paese e del partito che fu di Konrad Adenauer ne abbiano dimenticato l'azione e lo spirito, quella ricerca di unità europea che molti successi ha avuto nel dopoguerra. Un'Unione Europea che se fosse economica&monetaria&politica sarebbe influenzata in modo preponderante, o forse anche egemonico, dalla Germania unita.
Fa davvero sorridere questo popolo svizzero a cui non piacciono più nè tedeschi nè libici. Degli italiani non parliamone dopo le perquisizioni della finanza alle filiali in Italia di banche svizzere, fatte qualche mese fa per lanciare lo scudo fiscale come ultima chance di redenzione, che vale per ora solo in questo mondo. Sempre meno rosei i tremonti svizzeri... pardon "tramonti" .
Sicuramente sì in linea teorica e con ben precisi paletti, e prenderebbe spunto dalla proposta di emissioni di eurobond per finanziare progetti europei, in agenda da anni, e sostenuto dall'Italia ma avversato dalla Germania. Questa potrebbe essere l'occasione di modificarne la struttura lanciando non euro-bond (o non solo) ma bond statali parzialmente garantiti dall'Unione Europea, finalizzati alla ristrutturazione del debito e a investimenti per lo sviluppo. Il limite a questi strumenti è sicuramente l'ammontare poichè se è relativamente accettabile contribuire al risanamento dei conti pubblici di un Paese come la Grecia o il Portogallo, diventa invece molto problematico sostenere in aggiunta anche quello della Spagna e via dicendo.
La crisi greca non va sopravvalutata, si tratta di una piccola economia di Eurolandia. Le misure per risanare i conti della Repubblica Greca saranno sì impopolari e pesanti ma non dovrebbero richiedere interventi importanti finanziati dall'Europa. Questo lo dico ricordando la grave crisi valutaria italiana dei primi anni '90 che fu affrontata e sanata dai governi italiani in carica con importanti riforme e tagli, soprattutto previdenziali. Tali difficoltà erano molto più gravi di quelle dierne della Grecia, allora come oggi il governo si appoggiò alle richieste europee di rigore per imporre al Paese importanti sacrifici. Sta scegliendo tale impostazione anche il governo ellenico.
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Posted Dec 18, 2009 at danilo72's blog
Io la vedo diversamente. Ricordo la grande crisi valutaria della lira degli anni '90, un'enormità rispetto a quella attuale della Grecia. L'area euro le ha dato un grosso salvagente se pensiamo che pochi mesi fa anche l'Islanda era in bancarotta ed è uno stato di tutt'altra tradizione e mentalità, ma fuori euro. Si riconferma, invece, a mio giudizio la grande elasticità e una intrinseca forza dell'unione monetaria che attutisce le criticità e, al di sotto di una certa soglia, ne assorbe i contraccolpi con una buona tenuta.