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Guido Tripaldi
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Guido Tripaldi is now following Stefano Quintarelli
May 9, 2012
Credo anch'io che le elezioni entro dieci anni non si giocheranno più principalmente in tv. Osservo però come la tv abbia contribuito non poco al risultato di queste amministrative, così come al consenso ampio e generalizzato di cui gode l'attuale governo tecnico. La tv ha reso infatti ben evidente la differenza esistente tra i volti abituali della politica che per anni hanno riempito le serate televisive di insulti e slogan rispetto all'approccio orientato al problem solving che invece mostra il governo tecnico, così come il giornalismo d'inchiesta ha dimostrato ripetutamente quanto sia diffuso e pervasivo il malaffare e lo spreco. Il contributo televisivo alla voglia di cambiamento è confermato dai dati dei sondaggi che negli scorsi mesi hanno progressivamente mostrato una tendenza alla sfiducia nei cosiddetti partiti tradizionali, dove lo scarto rispetto allo storico risulta abbastanza trasversale rispetto alle fasce socioeconomiche, ovvero anche da parte di quelle fasce definite come "più deboli" che per età e scolarità non adoperano la rete. Cioè la tv è ancora uno strumento efficace per l'agenda setting. Ma non è certo più l'unico strumento. La Rete ha oramai ruolo indiscutibile come fonte d'informazione e di formazione dell'opinione pubblica. Blog, wiki e forum contribuiscono a sviluppare un pensiero critico e collaborativo, e i social network, in qualità di aggregatori di persone, abilitano la diffusione virale di pensieri e informazioni. Ma la virilità è una brutta bestia, perché a differenza dei media tradizionali non è "capital intensive" (dove la quantità di persone raggiunte e proporzionale al capitale economico o politico disponibile) bensì "mind intensive" (ovvero dalla quantità di "menti" interconnesse che possiedono una qualche "affinità elettiva"). La propagazione virale di un messaggio è soggetta cioè al vaglio di ciascun "agente sociale", e da ciascuna di questi può essere generato. Mica sto dicendo nulla di nuovo ovviamente, ma ciò spiega come i politici non siano confortevoli con questo strumento, che il più delle volte non controllano (culturalmente) e che non possono controllare (nel senso di influenzare). Se la rete toglierà un domani spazio alla televisione nell'agenda setting, ciò non dipenderà, imho, da un trasferimento della comunicazione da un sistema all'altro, bensì da un cambiamento nel modo in cui i cittadini approcceranno la politica: dalla passività dell'elettore della politica rappresentativa, alla partecipatività della politica delegativa. E se questo cambiamento avverrà lo dovremo senz'altro alla Rete. Speriam ben..
ciao Massimo, mi sembra una bella iniziativa, però non sono certo che possa essere sostenibile o conveniente, cioè che i costi procapite suddividendo i costi generali necessari per acquistare e manutenere le apparecchiature necessarie, la banda, etc, siano alla fine inferiori degli oramai molto modesti canoni che i vari operatori propongono per l'accesso ad internet e la telefonia voip. Gli operatori hanno dei margini di guadagno modestissimi sui canoni di accesso ad internet e di telefonia fissa/voip. I costi necessari per erogare il servizio sfiorano il prezzo di vendita al cliente, e questo non ostante le economie di scala che un operatore riesce a conseguire (puo' sembra strana l'affermazione "non guadagnano molto", ma è proprio così. Non mi dilungo qui ad illustrare l'infrastruttura dei costi di un Internet Provider (l'amico Stefano Quintarelli sul suo seguitissimo e superbo blog lo ha fatto più volte in modo chiaro e approfondito), però è un analisi che va senz'altro fatta, perchè quello che ti accingi a fare è proprio il mestiere di ISP, anche se a scopo no-profit. Da tener presente inoltre che proprio in virtù dei guadagni molto bassi sulla connettività, gli ISP "di provincia" che contano cioè su un numero contenuto di clienti (cioè nell'ordine di grandezza del migliaio o delle migliaia al massimo) mantengono in equilibrio il bilancio integrando i ricavi della connettività con quello della consulenza e dei servizi aggiuntivi (reti, sicurezza, hosting, sviluppo web, ..) cioè l'equilibrio economico sarebbe più incerto se basato solo sui ricavi/guadagni della connettività, proprio per gli elevati costi di produzione rispetto al prezzo di vendita. E i costi di produzione sono funzione del livello di qualità, di affidabilità e di supporto agli utenti che si decide di dare (o che si riesce a dare in virtù del prezzo accettato dagli utenti). Pertanto come prima cosa dovresti fissare con estrema precisione i parametri qualitativi del servizio che intendi erogare, ovvero definire ad esempio qual'è la banda minima che desideri che gli utenti possono usufruire in condizioni di carico della rete, la banda massima nominale e reale, i tempi massimi di disservizio in caso di guasto della rete, i tempi massimi di disservizio in caso di guasto degli apparati utente, la qualità del servizio di assistenza tecnica (orario, tempistiche, competenza, etc..). In base a queste specifiche andrai a scegliere e dimensionare le tecnologie e l'organizzazione necessaria, e di conseguenza otterrai i costi da dover sostenere, che andranno suddivisi per il numero di utenti potenziali per ottenere un prezzo indicativo di vendita, al quale dovrà essere addizionato un supplemento che va a creare una riserva economica per poter affrontare le emergenze, ovvero per coprire maggior costi imprevisti, o per compensare la perdita di utenti che non sottoscrivono più il servizio. Se vedi che il prezzo di vendita sarebbe eccessivo rispetto alle attese, andrai a modificare (ridurre) la qualità di uno o più parametri di servizio al fine di ridurre i costi e di conseguenza avere un equilibrio economico in linea con il prezzo desiderato. Nel compiere l'analisi economica dovresti sempre ragionare in termini di proiezione temporale pluriennale delle diverse assunzioni (costi di produzione, consumo delle risorse/servizi, andamento dei prezzi), e non su base statica (cioè non basarsi su una "fotografia" delle condizioni attuali odierne, che possono variare e varieranno certamente nel futuro). Ad esempio potresti dover considerare un ipotetico scenario futuro nel quale i tuoi utenti si dimezzino perchè nel frattempo sono apparse sul mercato delle proposte di connettività a banda larghissima a prezzo stracciato, che potrebbero attrarre parte dei tuoi utenti, e che ti costringerebbero a spalmare i tuoi costi su un numero inferiore di utenti, perdendo così l'equilibrio economico o costringendoti ad aumentare proporzionalmente il prezzo. Oppure che ti costringerebbero a diminuire la qualità del servizio (questo è un esempio di uno scenario provocatoriamente drammatico, per stimolare l'attenzione sui problemi di mantenimento di un servizio e la necessità di pensarle bene tutte prima di avviarlo. Però è uno scenario possibile). Forse questa disgressione, per quanto sommaria, ti potrebbe sembrare troppo "aziendale" cioè distante dallo spirito di un servizio "civilistico" no profit. Però se è un servizio di telecomunicazioni quello che vuoi erogare, le problematiche sottostanti sono le medesime: serve una infrastruttura proporzionata al livello di servizo desiderato, si devono sopportare dei costi di avvio e gestione, si deve garantire la continuità del servizio, si deve pagare puntualmente i fornitori, si deve garantire in definitiva l'equilibrio economico costi/ricavi altrimenti il servizio salta. Quindi nessuna grande differenza concettuale rispetto ad un'attività "profit", salvo il diverso scopo sociale e i diverso modo di distribuire gli eventuali utili di bilancio. Mi fermerei qui con questo post, magari se ti fa piacere continuiamo la discussione analizzando il primo dei "compiti per casa", cioè la definizione delle specifiche di servizo, per poi procedere con il secondo compito, la scelta dell'infrastruttura in coseguenza delle specifiche, per concludere infine con l'analisi dei costi. Potrebbe veir fuori una sorta di progetto e business plan "open-source" di una infrastruttura di servizio, utile a tutti coloro vogliano replicarla, se sostenibile, nella propria zona. A valle di ciò mi viene spontanea una personale, personalissima, osservazione, scevra di qualsivoglia stampella ideologica: il no-profit è bello, ma quando si sovrappone alle attività "profit" puo' significare la perdita di posti di lavoro, ovvero non tutto ciò che appare come una cosa positiva per la collettività è effettivamente una cosa positiva per la collettività. Il termine "profit" è negativo quando si traduce in una sottrazione di valore collettivo, ma in molti casi è proprio il "profit" a consentire la creazione di valore. Ed è altrettanto vero l'opposto, il no-profit molte volte è la soluzione più adatta per il bene collettivo, ma non sempre. Il profitto non è sempre una cosa "brutta ed egoistica", nè il no-profit è sempre, automaticamente e comunque, una cosa positiva ed altruistica. Un'analisi attenta del problema da affrontare (e l'uso delle equazioni differenziali alle derivate parziali visto che alla fin fine si discute di quantità economiche ;-) ci aiutano a restituire oggettività a considerazioni sviluppate talvolta principalmente su base emotiva (ma guai a affogare lo slancio emotivo, è proprio da quello che nasce la creatività e lo sviluppo! ;-). IMHO. ciao, G
Toggle Commented Dec 1, 2009 on il Digital Divide e WiMAX at IMHO